17-05-2013
"A Proposito di Jazz (di e con Gerlando Gatto)"
Festival del Sassofono – Roma, Auditorium Parco della Musica, Teatro Studio, 16 maggio 2013
Dopo l’intervallo e il veloce avvicendamento dei musicisti è la volta del nuovo quartetto di Maurizio Giammarco e Battista Lena, con Luca Bulgarelli al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria. La formazione è nuova ma affonda le sue radici nella storica collaborazione tra i due leader le cui strade si sono incrociate di nuovo. Giammarco ha da poco pubblicato l’ottimo “Lights and shades”, (già recensito di recente in questo stesso sito) in cui è alla testa di un quartetto internazionale che vede la partecipazione di Vic Juris, Jay Anderson e Adam Nussbaum, mentre Lena è reduce dalla pubblicazione di “Notte” per l’etichetta audiofila Fonè in cui si propone in trio con Enzo Pietropaoli e Flavio Sigurtà.
Pochi attimi per mettere a punto le ultime cose e il concerto parte con lo splendido brano “Take the dark train” firmato da Lena a cui fa seguito “Elvinadam”, un brano che Giammarco scrisse per Elvin Jones ma che, per la scomparsa del grande batterista, fu poi “adottato” da Adam Nussbaum. Il gruppo suona come se fosse assieme da anni, la ripartizione degli interventi è equilibrata e ben distribuita e questo fa sì che la fruizione della musica, al di là della bellezza dei temi e degli assoli, ne risulti esaltata. Sembra che il tempo abbia smesso di fluire e che la platea trattenga il respiro quasi temendo che qualsiasi rumore esterno possa interrompere questa magia. “I’m getting sentimental over you” è l’unica concessione agli standards di tutto il set e precede “Tritoners”, uno spettacolare brano firmato da Giammarco che per la prima volta viene eseguito davanti al pubblico. Segue l’intenso “Local Warming”, composizione contenuta in “Lights and shades” e due brani che Giammarco definisce “country” non certo per una loro parentela con il genere musicale, quanto per la loro stretta attinenza con la terra e la campagna: “Terra Vergine” e “Grass scope”. Scherzosamente Giammarco sottolinea questo fatto affermando che in realtà Battista Lena ormai “…fa il contadino” e, dopo un attimo di pausa aggiunge“… e tra poco anche io lo seguirò”. “Terra Vergine” si avvale di un supporto elettronico che genera un’atmosfera indiana, attorno alla quale i musicisti costruiscono i loro assoli. Quello di contrabbasso di Bulgarelli merita una menzione speciale. “Grass scope”, come “Tritoners”, è alla sua prima esecuzione in pubblico e sfoggia una marcata personalità. Un’ultima composizione del chitarrista viareggino, la veloce “See you”, chiude un concerto tanto intenso e appagante da non aver bisogno neanche di un bis. Se il buongiorno si vede dal mattino, il gruppo di Giammarco e Lena sarà uno di quelli da non mancare assolutamente questa estate.

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Marco Giorgi