11-12-2009
"Il TEMPO"
Il sassofono di Giammarco s'impenna col Wasabi Trio
NOTIZIE - CULTURA E SPETTACOLI
IL MUSICISTA STASERA NELLO STORICO LOCALE DI VIA OSTIA
Il sassofono di Giammarco s'impenna col Wasabi Trio

L'artista parla di inquinamento musicale e della scarsa attenzione al jazz. "Qualsiasi ambiente è riempito di note non richieste. È un fatto grave".
Il jazz italiano sta vivendo un momento felice e Maurizio Giammarco ne è uno dei più autorevoli protagonisti. Il sassofonista si esibirà stasera all'Alexanderplatz, con il Wasabi Trio. Lo abbiamo incontrato per parlare di musica, jazz, e altro ancora. «Oggi jazz è una parola vaga che racchiude varie possibilità musicali, che riguardano sempre l'opportunità di creare estemporaneamente. L'esecuzione live è qualcosa di unico e irripetibile».
Come si pone il jazz rispetto al mondo giovanile?
«Alcuni jazzisti italiani hanno raggiunto vasta notorietà creando un certo mercato e arrivando a varie generazioni. Ma non vedo da parte di tv, radio e scuola, tentativi seri di dare ai giovani solide basi di lettura del jazz. C'è una maggiore fruizione del pubblico, ma ancora inconsapevole».
Qual è oggi l'importanza culturale del jazz?
«Il jazz è una forma d'arte, in quanto tale può cambiarti la vita. La ragione vera che muove un artista è sostanzialmente conoscitiva. L'aspetto commerciale è reale, ma secondario. Ma noi viviamo in un sistema che giustifica e garantisce più lo spettacolo che la cultura. Il jazz è stato la prima forma d'arte a nascere da una fusione di culture e oggi i suoi valori si sono universalizzati. Ma la musica deve recuperare la sua prima funzione, far comunicare le persone attraverso il linguaggio dei suoni. Perciò c'è ancora molto da dire e anche margine per individualità innovative. Ma la scommessa è sociale, creare ambienti in cui la sperimentazione sia possibile e in cui il pubblico possa fruirne».
Nella pratica individuale del jazz, c'è un aspetto spirituale?
«Assolutamente si. Lo studio deve essere l'obiettivo in sé, perché in esso c'è un aspetto di verità. Quello che riesci a realizzare è il calibro della tua persona. Suonare è una forma di autodisciplina. L'artista deve avere una padronanza scientifica dei suoi mezzi; perché, come lo scienziato, compie un'esperienza tesa ad ampliare i propri confini».
Come si ascolta la musica oggi?
«La musica è al centro di un problema ecologico. Siamo sottoposti a un inquinamento musicale. Qualsiasi ambiente è riempito di musica non richiesta. È un fatto grave perché abbassa la capacità di ascolto e provoca la saturazione di uno spazio uditivo. Accade in tutti gli ambiti e mortifica la facoltà del singolo di rapportarsi con gli altri. È un problema sottovalutato, ma è un tema urgente su cui intendo impegnarmi a fondo».
Nicola Bultrini

Nicola Bultrini